Alla ricerca di Paesaggi Mutanti – di Vittorio Camacci

Ecco un mio pensiero che tratta l’argomento del cosiddetto ” Terzo Paesaggio”, come somiglia questo mondo vegetale ed animale a quell’umanità relegata ai margini che tu Raffaella difendi con tanto ardore e che il resto del mondo non vorrebbe avere tra i piedi, non ti sembra ?

Abbandono spesso il lungomare,

caotico ed artificiale,

girando per la città con i miei ski-roll

osservo quello che voi cittadini

considerate terra di confine

e guardo oltre…

Oltre gli spazi urbani

ci sono piante che vegetano

in condizioni ostili,

compaiono senza preavviso,

crescono inaspettatamente

in un territorio residuo, indeciso,

sospeso, border-line.

E’ l’anticipo di quel che sarà.

La città senza il terzo paesaggio

sarebbe come una mente senza l’inconscio.

Ci ricorda che la Natura esiste anche senza di noi.

Ci ricorda che noi non controlliamo il mondo.

Luoghi nati per caso, per sbaglio o per incuria:

aiuole cittadine, bordi delle ferrovie, delle autostrade,

rotonde, fabbriche e costruzioni dismesse.

Se non esistessero bisognerebbe inventarle!

Spazi indecisi privi di ogni logica.

Inchiniamoci all’intelligenza biologica!

Inchiniamoci alla forza della Natura!

L’uomo una volta era il giardiniere della Terra

qui invece bisogna imporsi il non fare.

Ora tra edifici derelitti occultati,

tra vuoti urbani pieni di erbe, arbusti, fiori ed animaletti che

sono preoccupazione e sdegno per i bravi ed onesti cittadini

che odiano questa Natura di confine,

si trova questa forma di “lusso” selvaggio,

una risorsa indispensabile di diversità e bellezza.

Spazi indecisi, luoghi incerti, bordi di strada

siete i posti del Futuro,

siete l’anticipo di quello che sarà.

Vittorio Camacci

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Un anno fa-di Vittorio Camacci

Circa un anno fa la vita del nostro piccolo comune di 13 frazioni è stata sconvolta dal terremoto. Il quotidiano scorrere del tempo nel quieto di una valle di montagna si è fermato lì, in pochi secondi. E’ bastato un frastuono nella notte, una scossa violenta ed infine il silenzio più acuto. Poi tante macerie, cumuli di calcinacci, balconi piegati, muri crollati e una moltitudine di oggetti, di tutte le forge mischiati a questo sfacelo di polvere e pietra. Amici di sempre che hanno lasciato la vita in questa drammatica notte non ci sono più, molti non si sono dimenticati di loro perché si sono sentiti piccoli davanti a tutto ciò ed hanno capito quanto sono inutili le ambizioni di vanagloria e quanto sono superflui i capricci di ogni giorno. Allora hanno compreso che prima di ricostruire i paesi, bisognava rialzare le persone che avevano perso tutto oltre i loro cari. persone che avevano sacrificato i loro giorni per guadagnarsi quelle case, quel piccolo pezzetto di terra. Invece altri non hanno capito… non hanno capito che c’era bisogno di umiltà, di amore, di sacrificio. Dopo aver vissuto attimi terribili davanti alla forza della natura bisognava capire quanto siamo piccoli in questo mondo. Bisognava scatenare la nostra     ” forza”, non quella fisica che ti consente di alzare con le mani le pietre, ma quella delle persone che nonostante la distruzione che le circonda, continuano ad alzarsi ogni giorno dal letto di una tenda o di un albergo e credere in un futuro migliore. Loro hanno pensato che il terremoto fosse un’opportunità, hanno pensato che la loro intelligenza e scaltrezza superiore gli concedesse il privilegio di potersi accaparrare ciò che era per tutti. E così hanno messo in moto il loro mondo di piccoli ” potentati” , valvassori e valvassini hanno chiesto ricompensa per antiche fedeltà e hanno creato canali preferenziali destinati a chi poteva prendere ed avere il meglio. Hanno messo le mani negli aiuti, scegliendosi gli abiti più griffati e di valore, si sono ingozzati all’inverosimile in festini e bivacchi notturni, hanno scelto le sistemazioni più comode, si sono arricchiti con l’e-commerce solidale, hanno speculato sui bandi e sui fondi servendosi dell’aiuto di impavidi commercialisti, notai, agronomi, geometri, architetti, geologi privati loro complici. hanno indebitamente sistemato i loro figli e parenti nei posti di lavoro che le nuove opportunità post-terremoto hanno creato. Nel frattempo hanno anche avuto il tempo di farsi delle gitarelle gratis, delle belle vacanze gratis ed hanno avuto i loro cinque minuti di notorietà finendo anche per passare da eroi nei vari rotocalchi e nelle trasmissioni televisive di “regime”. Abbiamo visto cose che nessuno avrebbe mai immaginato di vedere. Quelle immagini televisive e quei reportage, come in un effetto boomerang, hanno però reso indelebile uno spaccato delle nuove realtà socio-economiche che il terremoto ha delineato per le nostre terre, lasciando segni profondi, irreversibili, come lo sradicamento, l’impoverimento, l’emarginazione sociale e culturale delle persone più deboli. Hanno messo alla luce, negli occhi delle future generazioni; quei bimbi smarriti e spauriti del sisma, di cui pare tutti si siano dimenticati, che le opportunità sono facili e che tutto deve essere preteso dal niente. invece le nuove economie richiedono abilità e passione per avere opportunità. Loro, i “Furbetti del Comunino ” ci hanno così condannato al fallimento irreversibile perché solo gli astuti hanno un futuro … i furbi no, perché infine tutti i nodi vengono al pettine ed a primavera la neve si scioglie e lascia emergere gli errori di un lungo inverno carente di virtù.

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