Un anno fa-di Vittorio Camacci

Circa un anno fa la vita del nostro piccolo comune di 13 frazioni è stata sconvolta dal terremoto. Il quotidiano scorrere del tempo nel quieto di una valle di montagna si è fermato lì, in pochi secondi. E’ bastato un frastuono nella notte, una scossa violenta ed infine il silenzio più acuto. Poi tante macerie, cumuli di calcinacci, balconi piegati, muri crollati e una moltitudine di oggetti, di tutte le forge mischiati a questo sfacelo di polvere e pietra. Amici di sempre che hanno lasciato la vita in questa drammatica notte non ci sono più, molti non si sono dimenticati di loro perché si sono sentiti piccoli davanti a tutto ciò ed hanno capito quanto sono inutili le ambizioni di vanagloria e quanto sono superflui i capricci di ogni giorno. Allora hanno compreso che prima di ricostruire i paesi, bisognava rialzare le persone che avevano perso tutto oltre i loro cari. persone che avevano sacrificato i loro giorni per guadagnarsi quelle case, quel piccolo pezzetto di terra. Invece altri non hanno capito… non hanno capito che c’era bisogno di umiltà, di amore, di sacrificio. Dopo aver vissuto attimi terribili davanti alla forza della natura bisognava capire quanto siamo piccoli in questo mondo. Bisognava scatenare la nostra     ” forza”, non quella fisica che ti consente di alzare con le mani le pietre, ma quella delle persone che nonostante la distruzione che le circonda, continuano ad alzarsi ogni giorno dal letto di una tenda o di un albergo e credere in un futuro migliore. Loro hanno pensato che il terremoto fosse un’opportunità, hanno pensato che la loro intelligenza e scaltrezza superiore gli concedesse il privilegio di potersi accaparrare ciò che era per tutti. E così hanno messo in moto il loro mondo di piccoli ” potentati” , valvassori e valvassini hanno chiesto ricompensa per antiche fedeltà e hanno creato canali preferenziali destinati a chi poteva prendere ed avere il meglio. Hanno messo le mani negli aiuti, scegliendosi gli abiti più griffati e di valore, si sono ingozzati all’inverosimile in festini e bivacchi notturni, hanno scelto le sistemazioni più comode, si sono arricchiti con l’e-commerce solidale, hanno speculato sui bandi e sui fondi servendosi dell’aiuto di impavidi commercialisti, notai, agronomi, geometri, architetti, geologi privati loro complici. hanno indebitamente sistemato i loro figli e parenti nei posti di lavoro che le nuove opportunità post-terremoto hanno creato. Nel frattempo hanno anche avuto il tempo di farsi delle gitarelle gratis, delle belle vacanze gratis ed hanno avuto i loro cinque minuti di notorietà finendo anche per passare da eroi nei vari rotocalchi e nelle trasmissioni televisive di “regime”. Abbiamo visto cose che nessuno avrebbe mai immaginato di vedere. Quelle immagini televisive e quei reportage, come in un effetto boomerang, hanno però reso indelebile uno spaccato delle nuove realtà socio-economiche che il terremoto ha delineato per le nostre terre, lasciando segni profondi, irreversibili, come lo sradicamento, l’impoverimento, l’emarginazione sociale e culturale delle persone più deboli. Hanno messo alla luce, negli occhi delle future generazioni; quei bimbi smarriti e spauriti del sisma, di cui pare tutti si siano dimenticati, che le opportunità sono facili e che tutto deve essere preteso dal niente. invece le nuove economie richiedono abilità e passione per avere opportunità. Loro, i “Furbetti del Comunino ” ci hanno così condannato al fallimento irreversibile perché solo gli astuti hanno un futuro … i furbi no, perché infine tutti i nodi vengono al pettine ed a primavera la neve si scioglie e lascia emergere gli errori di un lungo inverno carente di virtù.

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La mia Amatrice-Configno di Vittorio Camacci

Dopo un anno dal terremoto ritorno dal Mare Adriatico, alla mia amata Amatrice, circondata da verdi monti coperti di fitte cortine di boschi, attraversando la feconda vallata del Tronto, su cui si affacciano paesini trasformati in cumuli di macerie, lo sguardo su quello che resta di loro è una spina nel cuore. Non posso percorrere la classica strada che dalla consolare Salaria conduce alla capitale dell’ Alta Sabina perché è impercorribile, allora attraverso il Lago di Scandarello e dal paesino di San Benedetto raggiungo la strada del percorso di gara, intorno al sesto chilometro e mezzo, per poi ridiscendere verso Amatrice.
E’ tempo di tornare indietro nel tempo per rivedere ciò che era e che non sarà più per noi che siamo passati da case in pietra e cemento a minuscole abitazioni prefabbricate, tutte uguali ed anonime, ubicate fuori dai centri abitati che ormai sono cumuli di macerie … e quando va bene sono case capovolte. Decido di non correre, mi tremano le gambe ed ho il fiato corto, prendo il primo bus navetta ed arrivo a Configno, piccolo scrigno su una collina, con il suo filare di querce. Qui sembra tutto come lo scorso anno, il grande prato con il palco al centro, la casina delle bruschette, il museo della civiltà contadina con un’enormità di oggetti del passato e gli antichi stornelli scritti sulla parete. Uno dice così: “C’è chi je feta il gallo la mattina, e guarda come è ingrata la fortuna, a mè me se lo magna la gallina ” ed un altro : ” La camminata tua me piace tanto perché cammini con il cor contento”.
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Sembrano raccontare le due Amatrice-Configno che ho visto correre nel pomeriggio, quella dei campioni africani che con il passo leggero ed implacabile hanno affrontato come sempre gli 8,5 chilometri d’asfalto, quasi tutti in salita, sospinti da un fresco vento di tramontana e quella dei tantissimi tapascioni e “bisonti” che si trascinavano sbuffando ed annaspando, dopo aver pagato 15 euro, verso un sognato piatto di amatriciana che avrebbero poi pagato altri 5 euro. Il 18enne ugandese Albert Chemutai a fine gara sfoggiava un sorriso a denti bianchi, per il secondo anno consecutivo saliva sul più alto gradino del podio in 24′ 55″. Con lui sorridevano anche il keniano Sammy Kipngetich ( 25′ 01″ ) e Victor Kiplangat ( 25′ 05″ ) rispettivamente secondo e terzo. Quel poco che hanno vinto dalle loro parti vale ancora qualcosa… loro manager permettendo. Dominio keniano anche al femminile con Jerop Vivian Kemboi ( 29′ 45″) davanti alla connazionale Adha Munguleya ( 31′ 05″ ) e la marchigiana Alessia Pistilli ( 32′ 32″ ). “Forza Amatrice ! ” gridavano in tanti scendendo verso casa … ma la sola forza non basta .
E’ andata in archivio nel migliore dei modi la 36^ edizione dell’ Amatrice-Configno , dedicata a Graziella D’ Alessio moglie del patron Bruno , recentemente scomparsa dopo una lunga malattia. Tra gli oltre 400 partenti da Corso Umberto I ha avuto la meglio il fresco campione mondiale dei 3.000 siepi Ezechiel Kemboi che ha battuto in volata il connazionale Wiliam Kibor, vincitore della passata edizione. Terzo l’ altro keniano Paul Tongik davanti al sorprendente marchigiano Gabriele Carletti, vice campione italiano di cross lungo. Anche al femminile si impone una rappresentante degli altipiani : Zeddy Jerop Limo brava ad anticipare in 28′ 42″ la polacca Viktorya Pohoryelska, anch’ essa vincitrice nel 2012. Ottima terza la rappresentante dell’ Esercito Giulia Francario. Tra i tanti amatori che si sono confrontati sull’ ostico tracciato montano di 8,5 chilometri , Daniele Troia ed Erica Michetti si sono aggiudicati il trofeo ” Run for G ” dedicato alla signora Graziella. Nel finale consueto maxi rinfresco con tanta frutta ed amatriciana a volontà per tutti hanno chiuso questo tradizionale evento. ( Classifiche complete sul sito TDS ).